L’altro 11 settembre: memoria del Cile di Allende

(Ripropongo un post su Facebook dell’11 settembre 2016. Non mi pare di dover cambiare nulla)

Ricordare l’11 settembre del 2001, è diventato una sorta di obbligo di legge, non soltanto morale: insomma una data, che sebbene non (ancora?) a termini di legge, è ormai paragonabile al 27 gennaio et similia. La “sfortuna” storiografica e mediatica di Salvador Allende e dei sui compagni è stata quella di esser stati defenestrati, imprigionati, torturati e uccisi, a partire proprio da quella data, ma 28 anni prima, nel 1973. Ero a un seminario antimilitarista a Torre Pellice, quel giorno, e la notizia ci sconvolse. Interrotti i lavori, si cominciò a ciarlare di organizzare le nuove Brigate Internazionali, ma poi tutto finì con una partita di pallone, “vecchi” contro “ giovani”. Certo si riprese la discussione a cena, ma le notizie giungevano, dalle nostre “radioline a transistor” frammentarie e contraddittorie. E a un certo punto ci sembrò di capire (forse volemmo, per rassicurarci) che era in atto una possente controffensiva della Marina. Naturalmente le cose non andarono così e il boia Pinochet governò con pugno di ferro, torturando imprigionando ammazzando e privando dei diritti civili, migliaia di comunisti, socialisti, o democratici cileni. Lodato dalla Chiesa, sostenuto dagli Usa, che avevano se non direttamente organizzato il golpe, certamente appoggiato in modo determinante.

È altrettanto certo che il valoro governo di Unidad Popular commise errori tattici e strategici e noi allora “estremisti di sinistra” ci permettevamo di fargli le pulci, parlando di “falsa rivoluzione di Allende”. Che stolti! Quella esperienza politica diretta da Salvador Allende, medico, socialista, deputato, vincitore di libere elezioni il 4 settembre 1970, fu uno dei momenti più alti della storia non solo latinoamericana, ma mondiale. La sua sconfitta fu la vittoria dei maledetti “Chicago Boys” di Milton Friedman e sodali, i teorici dell’ultraliberismo che ha non solo portato alla crisi de 2007-2008, tuttora in corso, ma ha avviato ovunque, nei paesi “democratici” lo smantellamento dello Stato sociale, la cancellazione dei diritti acquisiti con lacrime e sangue dalle classi operaie e lavoratrici in genere, lo svuotamento delle istituzioni rappresentative, il tentativo di mettere sotto tutela media, magistratura, sindacati, e l’addomesticamento di scuola e università. L’egemonia del progetto politico-sociale dell’ultraliberismo (che corrisponde a un “supercapitalismo” o “turbocapitalismo”) è sotto i nostri occhi. Ed emerge in tutto il suo cinico fulgore davanti all’eutanasia della sinistra.

Che fare? Per ora, almeno, commemoriamo, con la reverenza e il rispetto che si deve agli eroi autentici, Salvador Allende, tanto più in un momento in cui lo zio Sam sta riacquisendo il controllo del Subcontinente, con golpe e campagne mediatiche. E con Allende ricordiamo le migliaia di cileni e cilene di ogni età, vittime della ferocia dei militari traditori del Cile democratico. Tra loro, un pensiero speciale sia consentito a Victor Jara, musicista, poeta, regista, cantautore, militante attivo del Partito Comunista Cileno, trucidato dopo essere stato torturato il 16 settembre. Il fascismo non cambia mai le sue pratiche, perché non può cambiare la sua natura. “Hasta la victoria”, Salvador. “Hasta la victoria”, Victor…

Aggiungo, oltre alla bella immagine di Victor Jara (fotografato da Louise Poirot), il link che rinvia all’ultimo, straordinario, commovente discorso di Allende, nella sede presidenziale della Moneda, assediata e assalita dalle truppe infedeli. Allende, sottolineo, seppe imbracciare il mitra per difendere la democrazia e il socialismo nel suo Paese, e una speranza per tutti i popoli latinoamericani ma non soltanto. E sacrificò, volontariamente, la sua vita destinando a se stesso l’ultima pallottola. Il mio 11 settembre resta quello del 1973. (11/09/2016)

https://it.video.search.yahoo.com/…/play;_ylt=A2KLqIoAgtVXg…

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