Un Paese senza speranza

Accadono cose strane, nella nostra Italia.

Un governo “in carica per gli affari correnti”, si allarga, e si prende la briga, o meglio ha la sfacciataggine di compiere atti politici pesanti, anche a carattere internazionale, anche ostili verso altri Stati, persino quelli che sono nostri importanti partner commerciali. E il presidente della Repubblica tace. E i media non protestano, non trovano nulla da ridire, e si accodano, serenamente al governo “in carica per gli affari correnti” a sua volta accodato all’eterno padrone di Washington, a prescindere dall’inquilino della White House.

Gli stessi media che presentano false verità come fatti dimostrati, quando si tratta di demonizzare oltre a Vladimir Putin, il presidente siriano Assad, o quello venezuelano Maduro; quei media che tacciono (per pudore?!), sul trattamento riservato dagli occupanti israeliani ai  palestinesi; quei media che sempre seguendo le linee governative, ispirate a un non meglio precisato realismo politico coccolano il turco Erdogan o l’egiziano Al Sisi, o il brasiliano Temer, modelli di una “democrazia di tipo nuovo”.

E il Parlamento? Il nuovo alto consesso si conferma, nel crescendo impressionante di legislatura in legislatura, nella sua totale nullità, formale e sostanziale. Un programma tv “di successo”, conta molto di più, politicamente, delle due Camere. Le quali, peraltro, fanno a gara a dimostrare la propria funzione di mero collocamento di sfaccendati e sfaccendate (ecco rispettate le pari opportunità). E già carente di legittimazione grazie alla traballante legge elettorale, l’istituzione presentata come “la casa degli italiani”, non esita a ostentare il ghigno feroce di Ignazio La Russa, o il rubizzo faccione di Roberto Calderoli, come suoi alti rappresentanti, tanto per citare i casi più clamorosi.

Intanto, il partito “erede” del PCI, prosegue nel suo suicidio politico, seguendo il pifferaio magico, il quale, come nella favola, conduce il suo gregge verso il baratro.

Un intero Paese viene bloccato sui canali tv, nazionali e locali, privati e pubblici, sui quotidiani e sui rotocalchi a stampa, per rendere onori solenni a un defunto conduttore televisivo, al quale viene riconosciuto come titolo di merito di non essere stato uno sgarbato urlatore.

Lo stesso Paese trova “normale” la morte di due vigili del fuoco in servizio, o di due operai sul lavoro (solo gli ultimi di una catena mostruosa).

Un Paese in cui sette uomini possiedono una ricchezza pari a quella complessiva del 30% della popolazione.  Il 20% dei più ricchi conservano nei loro forzieri patrimoni e denaro liquido che valgono il 69% della ricchezza totale. Davanti a loro, gli altri italiani, che, statistiche alla mano, sono sempre più poveri: tra il 2008 e il 2014 le fasce più deboli  hanno visto ridursi il loro reddito di circa il 24%.  Un dato impressionante, che non sembra fare tanta impressione.

E il sistema mediatico si occupa di ben altro: per esempio delle “dimissioni” di un Vittorio Sgarbi da assessore alla Regione Sicilia (peraltro sull’orlo del collasso), come se fosse una notizia politica: si accontenta, il simpatico personaggio, di mantenere il seggio in Parlamento, al quale è giunto dopo una campagna elettorale condotta, letteralmente, dal cesso, con notevole senso dell’inventiva pubblicitaria. Dal Parlamento invece è stato escluso il ben noto Razzi (colui che ha interpretato lo spirito del tempo, nell’Italia postmoderna, con il pregiato aforisma: “fatti li cazzi tua”!), nobilitato dalla caricatura di Crozza: rimasto disoccupato, l’ex senatore, inventore di una “neolingua” su cui i glottologi avranno da studiare a lungo, viene prontamente reclutato come giornalista tv, e va gongolante, a scodinzolare davanti ai nuovi potenti.

Accadono cose strane, nella nostra Italia.

O forse sono le solite cose, testimonianze di un Paese senza speranza.

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