Armando Petrucci, un gigante della cultura

Era nato nel 1932 (a Roma) dunque aveva una “buona età” per andarsene, Armando Petrucci, mancato ieri, 23 aprile 2018, a Pisa, dove risiedeva e dove aveva insegnato per anni Paleografia alla Scuola Normale Superiore. Una buona età per morire, sì, ma di Petrucci ve ne sono davvero pochi. Se dovessi fare una classifica delle personalità più straordinarie da me incontrate, certamente Petrucci sarebbe nella mia “Top ten”. Un erudito vecchio stampo, uno studioso raffinatissimo, un intellettuale che, seppure poco presente nel dibattito civile, ha avuto sempre posizioni nette e soprattutto dalla parte giusta, quella che, dal punto di vista dei potenti e degli stolti, è la brechtiana “parte del torto”.
Paleografia, filologia, archivistica, storia letteraria, storia del libro e storia tout court sono stati gli ambiti in cui Petrucci ha giganteggiato. Ma a me piace ricordare il fatto che fu e si considerò un comunista, e fu un uomo probo, nella vita privata, nell’accademia, nel dibattito intellettuale. Tra i suoi libri, tanti, e tutti importanti, sia quelli scientifici, sia quelli divulgativi, voglio segnalare in particolare “Scrivere lettere. Una storia plurimillenaria” (Laterza, 2008), in cui la sterminata cultura dell’autore si esprimeva su un tema apparentemente laterale, ma così pieno di significati, antropologici, sociali, culturali, politici. Un tema che ormai ci può apparire desueto e superfluo: chi scrive lettere, oggi? Petrucci ci ha restituito la storia della civiltà occidentale, europea, attraverso l’epistolografia, con una mano sapiente, ma mai pedante, con uno stile efficace ma mai lezioso. Un’opera magistrale, come ogni suo testo. Perché Petrucci è stato un vero “maestro”. Si legga la dedica del libro:
“A tutti i più anziani e i più gio vani studiosi e allievi che ho avuto, in tanti anni, la fortuna di incontrare, da ognuno dei quali ho sempre molto appreso e continuo ancora ad apprendere, e a Franca, ‘compagna’, maestra, amica da sempre e di sempre, cui questo libretto deve molto”. Il libretto è un capolavoro.
Con generosità aveva collaborato al progetto di HISTORIA MAGISTRA ma anche a quello di FESTIVALSTORIA, entrando poi nei rispettivi Comitati scientifici. Sulla rivista aveva anche pubblicato un breve articolo, ma la sua salute era già minata da una grave malattia. Ricevette anche il premio FestivalStoria, che non potè venire a ritirare, essendo ormai inchiodato in un letto. Ci resta la sua produzione, e il ricordo della sua leggerezza, che spesso voltava verso l’ironia. Insomma, Armando Petrucci ci ha confermato che si può essere dei geni senza prendersi troppo sul serio.

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