La meritocrazia secondo la destra: il caso di Todi

Angelo d’Orsi

Questa bella veduta (foto mia!) della piazza principale di Todi, vede Giuseppe Garibaldi a vegliare sulla nobile città umbra. Dove da qualhe tempo regna un’amministrazione di destra, che comprende anche un rappresentante di Casa Pound. L’Umbria rossa d’un tempo (come la Toscana…) che diventa un pezzo alla volta nera…Ebbene questa giunta di Todi, si è messa in luce con eccentriche (diciamo così) iniziative, che ne hanno evidenziato i tratti oscurantisti.

Dopo aver deciso di sottrarre alla libera consultazione i libri della Biblioteca Leoni che trattano “questioni di genere”, dopo aver negato il patrocinio alla tradizionale manifestazione del XXV Aprile, l’ultimo colpo è stato il siluramento della direttrice della stessa Biblioteca, Fabiola Bernardini, una funzionaria non solo integerimma ma competente e qualificatissima, che ha raggiunto risultati eccellenti nel corso della sua venticinquennale gestione. Ha lavorato bene? Anzi, benissimo? La si premia spedendola al settore Urbanistica dell’amministrazione. Quando si dice meritocrazia!

Ebbene un gruppo di intellettuali ha deciso di prendere le difese della dottoressa Bernardini, stendendo un manifesto, che si può sottoscrivere inviando una mail all’indirizzo: iostoconfabiola@gmail.com

Fatelo! Io l’ho fatto. Il manifesto con le adesioni sarà diffuso nei prossimi giorni. Indicate accanto a nom e cognome le vostre qualifiche e appartenenze istituzionali.

A qualcuno potrà sembrare una vicenda minore (abbiamo problemi assai più importanti, si dirà…), ma attraverso questi piccoli soprusi, queste mascoste ingiustizie, che colpendo una persona colpiscono l’intera comunità, un intero paese, questa Italia oggi così malmessa, diviene un triste campo di disgregazione sociale, deprivata culturalmente, oltre che offesa nei valori più alti.
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Ecco il testo.
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ADESSO E’ GIA’ TROPPO TARDI
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Dalla stampa nazionale e locale apprendiamo con preoccupazione che la giunta di Todi ha approvato “un nuovo assetto organizzativo della macrostruttura dell’ente” in cui si dispone il trasferimento della direttrice della biblioteca Fabiola Bernardini al servizio Urbanistico.

Fabiola Bernardini è esperta di codicologia, catalogazione di manoscritti e libri antichi; ha valorizzato nel modo migliore il patrimonio culturale della biblioteca tanto che nel 2017 ha avuto un’ affluenza di oltre 12 mila frequentatori in una città che non arriva a 18 mila abitanti. Inoltre Todi, è una delle 147 città insignite per il 2018-2019 del titolo città che legge dal Ministero dei Beni e attività Culturali, dal Centro per il libro e la lettura e dall’Anci. Non riconoscimenti platonici ma corsie preferenziali per bandi che concedono contributi finanziari.

E’ quindi difficile capire come il suo trasferimento all’urbanistica possa “meglio corrispondere alle esigenze della collettività amministrata”. Anzi le motivazioni della Giunta, se pur confuse e contraddittorie, sembrano essere di carattere punitivo. Un pericoloso precedente e un cattivo esempio per chi non marcia allineato e coperto.

Nel novembre 2017 la Giunta approva una direttiva, proposta dall’Assessore alla cultura Claudio Ranchicchio (Direzione nazionale Fratelli d’Italia) e dall’Assessore ai servizi sociali Alessia Marta ( lista civica Todi per la famiglia legata al Popolo della Famiglia) con la quale si decide di “eliminare o tutt’al più spostare nella sezione adulti libri per bambini con tematiche sensibili”. La mobilitazione mediatica e una interrogazione parlamentare blocca l’attuazione del provvedimento. Qualche mese dopo l’Assessore Marta torna alla carica chiedendo elenco dettagliato “dei libri a carattere omogenitoriale, omosessuale e transessuale” presenti nella sezione ragazzi.
La bibliotecaria, spiegando come avvengono le scelte dei libri per i più piccoli, sottolinea che si seguono le indicazioni provenienti dalle riviste di settore come Andersen, e soprattutto suggerimenti sempre aggiornati perché frutto di progetti nazionali accolti, promossi e finanziati dalla Regione Umbria come “Nati per leggere” ed “In vitro” che individuano, grazie alla collaborazione di pediatri, psicologi e bibliotecari, la gran parte dei libri per i piccoli presenti nelle sale ragazzi delle biblioteche e non solo di quella tuderte. Libri quindi che fanno dell’educazione alle diversità, all’inclusione e all’accettazione di sé cardini fondamentali per aiutare i più piccoli e i loro genitori a vivere la complessità del presente. E’ pertanto letteralmente impossibile (anche basandosi su dati tecnici come la soggettazione ) poter fare una lista che abbia tematiche come quelle richieste. Unica soluzione consegnare, con la doverosa risposta esplicativa sui metodi di acquisto, l’intera lista dei 4500 volumi per bambini e ragazzi (0-14 anni), passando quindi la palla a chi vede in due pinguini che allevano un’oca, o nel gatto che cresce e insegna a volare ad una gabbianella qualcosa di diverso da quello che racconta la storia.

L’Unesco inoltre, incoraggia i governi a sostenere le biblioteche pubbliche impegnandosi nel loro sviluppo e, indicando i requisiti minimi dei servizi, sottolinea che “i materiali devono riflettere gli orientamenti attuali e l’evoluzione della società, così come la memoria dell’immaginazione e gli sforzi dell’uomo. Le raccolte e i servizi non devono essere soggetti ad alcun tipo di censura ideologica, politica o religiosa né a pressioni commerciali”.

Poi il 25 Aprile scorso il sindaco Ruggiano nega il patrocinio del Comune alla manifestazione dell’Anpi e, dalla sua intervista a Il Corriere della Sera del 16 giugno scorso si evince che “la signora Bernardini non è stata trasferita per questi libri ma per la direttiva anticorruzione: abbiamo trasferito il 20% dei 120 dipendenti comunali” (norma che però non compare nella delibera di trasferimento. Sembra che nella biblioteca di Todi più che soldi si maneggino libri. E più avanti: “Questa donna ci ha creato problemi anche il 25 aprile con le manifestazione dell’Anpi”. Ma come tutti i cittadini anche la bibliotecaria ha diritto di partecipare a manifestazioni pubbliche in onore della Liberazione.

Da almeno una decina di anni Todi registra l’attività di sigle del conservatorismo cattolico come “Le dieci parole”, “Comitato art. 26” “Il Popolo della Famiglia” di Mario Adinolfi tutte fortemente omofobe e conservatrici. La Giunta di destra è composta da assessori di Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia, Popolo della Famiglia e, caso unico in Umbria, di Casa Pound. E’ in questo contesto che nasce la censura ad innocui libri per ragazzi, il mancato patrocinio del Comune alla manifestazione Anpi o la difesa della giunta da parte del senatore della Lega Simone Pillon che dichiara “puntiamo al rafforzamento delle nostre associazioni da una parte e alla nostra presenza in politica dall’altra”. Gli risponde Toni Brandi presidente della Associazione Provita Onlus che orbita nella sfera di Forza Nuova: “i gay chiedono diritti che non gli spettano”. Insomma Todi è diventata la capitale dell’omofobia e laboratorio politico per le destre.

Scriveva Hannah Arendt che “…quanto più si sviluppa l’assenza di pensiero nelle grandi masse più possono attecchire delle idee che prima sembravano ridicole e che poi con il passare del tempo diventano prima imperanti e poi mostruose…”.

Nel nostro Paese si moltiplicano segnali preoccupanti di questa deriva reazionaria: dalla schedatura dei Rom alla costruzione di Cie, alla chiusura dei porti per le navi delle Ong al respingimento dei migranti fino alla licenza di sparare a chiunque si introduce abusivamente in una abitazione privata o in luogo di lavoro. Questo di Todi è soltanto un episodio minore del contesto generale, una ricerca di spazio di manovra locale per ottenere consensi agitando paure e parlando alla pancia e non al cervello dei cittadini, una creazione del capro espiatorio come causa dei problemi della società. La creazione del diverso sia nero, omosessuale, o zingaro su cui addossare le colpe dei problemi del mondo. Non si sa se meravigliarsi maggiormente della censura dei libri e del trasferimento della bibliotecaria di Todi oppure della mancata reazione di vasti settori dell’opinione pubblica dell’Umbria e dell’intero Paese. Adesso è già troppo tardi per arginare questa deriva culturale e politica ma è lo stesso doveroso porsi il problema. Noi non ci stiamo e siamo dalla parte di Fabiola

Proprio per ribadire e difendere i valori espressi nella nostra Costituzione i sottoscritti firmatari del presente appello chiedono a tutte le autorità competenti di revocare il provvedimento di trasferimento della dottoressa Fabiola Bernardini e di non demonizzare innocui racconti per bambini strumentalizzati per fini politici.

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