RICORDARE LA “GUERRA ETICA” DEL KOSOVO

Una delle più infami tra le “guerre ineguali”, o “asimmetriche”, fu quella scatenata vent’anni or sono, il 24 marzo 1999, dalla più grande delle coalizioni militari della storia, 19 Stati, a guida Nato e Usa, contro un piccolo Stato, la Repubblica Federale Socialista di Jugoslavia, o quel che ne rimaneva dopo le prime secessioni, pilotate dall’Occidente (Germania, e Santa Sede di Woytila), di Slovenia e Croazia.
La “guerra del Kosovo”, o meglio dei Balcani, fu a mio giudizio la più iniqua delle guerre “posteroiche”, alla quale l’Italia di Massimo D’Alema e presidente del Consiglio (con Sergio Mattarella vicepresidente) diede il suo volenteroso contributo. Una guerra ingiustificabile da ogni punto di vista, e quindi bisognosa di un gigantesco apparato propagandistico per convincere l’opinione pubblica occidentale della sua “necessità”. La propaganda, con la guerra del 1999, da arma di guerra diventà., come ebbe a scrivere un compianto studioso, Danilo Zolo, divenne “essa stessa propaganda” (“Chi dice umanità”, Einaudi, 2000). Eugenio Scalfari, Paolo Mieli, Adriano Sofri, Giorgio Bocca, Giampaolo Pansa, Gianni Riotta, Enzo Bettiza, Mario Pirani, Enrico Deaglio, “la Repubblica”, “l’Espresso”, il “Corriere della Sera”, e così via, e tutti i TG scesero in campo per sostenere l’aggressione usando nobili parole, e tirando in ballo assurde e sconvenienti analogie storiche, come i kosovari nuovi ebrei, di una nuova Shoah, e Milosevic come il nuovo Hitler (ma anche il nuovo Stalin, a piacere). Persino il mio maestro Norberto Bobbio si fece aedo di quella guerra arrivando a definirla incredibilmente “etica”. Con lui un altro padre della patria come Vittorio Foa, a giustificare gli aggressori. Per ricordare solo i maggiori.
La storia fu saccheggiata, vilipesa, usata come un serbatoio di argomenti senza fondamento.
Quella guerra vile, che mirava in realtà semplicemente ad eliminare “l’anomalia jugoslava”, ossia uno Stato che si proclamava orgogliosamente socialista nel cuore dell’Europa capitalistica avviata sulla strada dell’ultraliberismo.
Uno dei risultati fu l’indipendenza del Kosovo, un concentrato di delinquenza, centrale europea del traffico di armi, droga e prostituzione. E non dimentichiamo il rapimento illegale, la detenzione altrettanto illegale del presidente jugolsavo Svobodan Milosevic, e la sua “misteriosa” morte in un carcere dell’Aja, nel 2006.
Ma con quella “Missione” (ovviamente “di pace”) si portò la “democrazia” in un Paese, dopo averlo devastato con le bombe, inquinato con l’uranio impoverito, distrutto nelle sue infrastrutture civili, logistiche, economiche, con circa diecimila morti, mentre gli aggressori praticamente non ebbero vittime. Fu davvero un capitolo vergognoso della storia dell’Europa, degli Usa, e della nostra Italia, che con quella terra, e quelle genti aveva sempre avuto, dopo la caduta del fascismo, rapporti intensi di collaborazione e di amicizia.
Non dimentichiamo.

Post di Angelo d’Orsi sul proprio profilo Facebook, 24 marzo 2019
(Nell’immagine, tratta dal Web, uno dei tanti edifici di Belgrado colpiti dalle “bombe intelligenti” euro-americane)

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