irina, INDIMENTICABILE GATTINA

Arrivasti in giugno, Irina; in giugno te ne sei andata, con discrezione e dolcezza, come tuo costume. Sei rimasta piccola, e tenerissima, come quando giungesti, dono del cielo: da allora sei rimasta davvero eternamente giovane.
Esploravi il terrazzo con curiosità, ti mettevi in posa davanti a un obiettivo fotografico, e i tuoi occhi parlavano: mai nessuno dei miei gatti (che ho avuto accanto fin bambino) ha lanciato sguardi come i tuoi: di amore, di rimprovero, di interesse, di attenzione o persino di noia… Attendevi in silenzio accanto al vassoio con le ciotole che ti venisse servito la colazione il pranzo la merenda e la cena… Vivevi tra libri quadri giornali, amavi divani e poltrone, hai resistito in silenzio fino all’ultimo giorno, al “chiuso morbo” che oggi ti ha strappato a chi ti amava. Il tuo mantello nero con buffo triangolo bianco sul muso e tre “calzini” ugualmente bianchi, era coperto di seta d’Oriente, tanto era morbido…
Quando ragazzo andai a conoscere Aldo Capitini, nella sua austera dimora di Perugia, mi ricevette con un gatto in grembo, e mi disse: “Vede, per me il mio gatto (che intanto accarezzava) non è meno importante di Benedetto Croce… “. Non esistono graduatorie fra i viventi, voleva farmi capire: ciascuno di essi è unico e insostituibile. È degno di amore. E si può amare un gatto (un cane, eccetera) come una persona. E quando la morte ti sottrae l’uno o l’altra puoi soffrire allo stesso modo come da vivi hai goduto della loro compagnia.
Capitini teorizzava la “compresenza dei morti e dei viventi” (un suo libro suggestivo e inquietante del 1966: io incontrai il suo autore nel 1968, pochi mesi prima della sua morte), a cui personalmente non credo. Ma credo che gli “animali da compagnia” non valgano meno degli umani cui si accompagnano. Talvolta anche più di loro. E può accadere che la scomparsa di uno di questi piccoli esseri ti procuri altrettanto dolore della morte di un amico o un congiunto. Le gerarchie degli affetti non seguono regole prestabilite. Si ama. Si gioisce. Si soffre.
Il solo modo di accettare il dolore della perdita è la consapevolezza che quel dolore di oggi è parte della felicità di ieri. Ma se entra un gatto nella tua vita quando sei giovane sai che stai facendo un investimento di dolore perché, di norma, ti pre-morirà. Se invece arriva quando hai raggiunto un ragguardevole numero di primavere, allora devo chiederti che accadrà di lui/lei se, come é probabile, io morirò prima? Ho saputo di non pochi gatti e cani abbandonati malamente dagli eredi dei loro “padroni” scomparsi.
E allora? Rinunciare alla gioia del dialogo tra umani e non umani? Rinunciare, in particolare, alla straordinaria esperienza rappresentata dalla filosofia felina? Rinunciare per sempre ad apprendere da loro? O attendere che il Fato decida per te?
Intanto oggi 23 giugno 2019 lasciate che io versi lacrime per un gatto. Addio, dolcissima creatura. Sicuramente sarai nel paradiso dei gatti, quello meravigliosamente raccontato un una filastrocca di Gianni Rodari

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Un post ripreso (24 giugno 2019) da ALGANEWS (29 giugno). Il 3 luglio v’è un seguito, con un “ricordo” che richiama un commento di Angelo d’Orsi

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Il sistema Fb mi propone stamani questo “ricordo”. Mostra Irina, la mia dolce gattina, che era stata gravemente ammalata, e si era ripresa, con quell’eterna forza miracolosa propria dei felini. Per una volta, la prima e l’ultima, avevo pubblicato una sua foto, tanto ero felice del fatto che fosse guarita. Ora Irina dorme il sonno eterno su questa stessa terrazza in cui l’avevo ripresa (e lei si metteva volentieri in posa).
Questo intervento inatteso di Fb mi dà l’occasione per esprimere la mia sorpresa per i tanti messaggi di cordoglio, affettuoso e partecipe che mi sono giunti, in pubblico e in privato, dopo il mio post di qualche giorno fa, sulla morte dolorosissima di Irina. Il mio post era anche un abbozzo di riflessione sul rapporto tra animali umani e non umani, e su come possano essere a pieno titolo rapporti di intensità affettiva, di comunicazione spirituale, non seconda a quella tra umani. E mi ha sorpreso scoprire che al pari di me centinaia di “amicizie” perlopiù solo in Rete, spesso persone con cui condivido idealità politiche, o sensibilità culturali, sentono, soffrono, amano i gatti (ma anche i cani e altri non umani), e le loro vite sono variamente arricchite da quei rapporti, e drammaticamente impoverite quando il filo della vita di uno di questi piccoli esseri pelosi (come li ha dolcemente chiamati più d’uno commentando il mio post) si spezza. E ci sentiamo più soli, anche se, magari, formalmente non lo siamo.
Ciao, Irina. Dirò grazie anche da parte tua agli amici e alle amiche che per un istante ti hanno pensato e amato…

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