Ritorni fascisti. E noi?

Invito tutti e tutte a leggere e rileggere la drammatica intervista sul quotidiano “Avvenire” (16 agosto) posta qui in calce (ne è apparsa una anche su “la Repubblica”, a cura di Alessandra Ziniti). Invito a farne tesoro.
E a non limitarsi a coprire di contumelie l’orrido Salvini, spero tra poco ex ministro, ma ad associare nella condanna i suoi volenterosi complici del M5S, che non soltanto nell’anno e mezzo di s-governo, ma nella loro propaganda elettorale, nei loro “programmi” politici, hanno usato il tema “migranti” con messaggi non troppo distanti, nella sostanza, da quelli dei legaioli, solo un po’ più vaghi e blandi.
La complicità dei Cinque Stelle è un dato acclarato; perciò la lunghissima, mediocrissima lettera pubblica ferragostana a Salvini di Giuseppe Conte (spero tra poco ex presidente del Consiglio, carica a cui è giunto in maniera davvero miracolistica), non soltanto arriva fuori tempo massimo, ma risulta un opportunistico tentativo di riposizionamento davanti alle gaffe istituzionali e agli azzardi politici dell’alleato-competitor della Lega, vero capo di questa banda di insulsi e pericolosi personaggi che sono alla “guida” della nave Italia.
E a proposito di navi, vorrei ricordare che mentre noi ci balocchiamo, un numero cospicuo di poveri cristi – mi risulta 107 – sono ancora in mare, davanti a Lampedusa. La Spagna ha offerto il porto di Algeciras, in Andalusia. Matteo Salvini si eccita su Facebook e canta vittoria: “Chi la dura la vince”, ha il fegato di scrivere. Che schifo di uomo. Che penosa figura, che – concordo con Roberto Saviano – merita soltanto la galera, altro che una scrivania ministeriale (posto che peraltro non occupa mai, essendo in giro a fare permanente campagna elettorale). La “Open Arms”, attraverso il presidente della ONG, Riccardo Gatti, ha dovuto respingere l’offerta: ”Da Lampedusa ad Algeciras ci sono sette giorni di navigazione, è realmente inverosimile poter viaggiare con 107 persone a bordo in queste condizioni. Le condizioni psicofisiche delle persone a bordo sono critiche, la loro sicurezza è a rischio. Se accadrà il peggio, l’Europa e Salvini saranno responsabili”.
Siamo tutti responsabili. Chi ha votato questi miserabili e chi ha taciuto. Compreso il nostro presidente della Repubblica, che non riesce ad andare oltre stucchevoli frasi fatte, ed esercita il suo ruolo in modo passivamente notarile. Ma ricordiamo quando battè i pugni sul tavolo per fermare la candidatura di Paolo Savona al ministero degli Affari Europei? E ha accettato tranquillamente tutti gli altri e le altre, anche quando privi dei requisiti minimi? E ha sottoscritto l’infame Decreto Sicurezza con una “raccomandazione” a non essere troppo cattivi!? E non si dica che il capo dello Stato nel nostro ordinamento non ha poteri reali: li ha, basta che trasformi le facoltà che la Costituzione gli assegna in operative. In fondo è capo supremo delle Forze Armate, tanto per ricordane una. Ma occorre coraggio. E probabilmente la sua riserva di coraggio egli l’ha esaurita molto tempo fa.
Nè si possono dimenticare le pregresse scelte politiche di governi precedenti, in particolare le iniziative di Marco Minniti, e i suoi accordi con la Libia, nella finzione che i lager dove i migranti che noi respingevamo venivano rinchiusi, torturati, violentati, fossero “campi di accoglienza”.
Siamo tutti responsabili se rimaniamo in silenzio davanti alla barbarie che avanza. Siamo responsabili se voltiamo la testa dall’altra parte. Siamo responsabili se ci lasciamo irretire dai messaggi salviniani sui migranti “palestrati”, e col telefonino. Siamo responsabili se dimentichiamo il nostro passato (e ora il nostro nuovo presente) di migranti, maltrattati e vilipesi. Siamo responsabili se non riflettiamo sul nostro debito verso l’Africa e il Medio Oriente, e tanti altri Paesi del “Terzo Mondo”, sfruttati, umiliati e offesi da noi europei, da noi italiani. Siamo responsabili se non ribattiamo colpo su colpo alle parole miserabili di Matteo Salvini e dei suoi sostenitori. Siamo responsabili se non siamo pronti oltre che alla solidarietà a Mohammed e ai suoi fratelli e sorelle, morti nel viaggio verso la salvezza (rivelatasi impossibile per tutti, tranne che per lui), nel nostro intimo, a esprimerla pubblicamente in ogni forma possibile.
Ciò che sta accadendo nell’Italia, terra di antica civiltà – ossia di incroci di genti, di cosmopolitismo, di incontro di culture – è, in sintesi, una nuova rappresentazione del fascismo. Vogliamo svegliarci? O dobbiamo aspettare le squadre leghiste davanti all’uscio di casa? Ma allora forse sarà troppo tardi.

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“Prima è finita la benzina, poi il cibo. Sono passate delle barche e anche un elicottero, urlavamo disperati: ‘Aiuto! Aiuto!’ Ma nessuno si è fermato. All’undicesimo giorno, abbiamo iniziato a bere acqua del mare. Eravamo in quindici. Sono l’unico sopravvissuto: eravamo in 15 a bordo“.
Si chiama Mohammed Adam Oga, si trova ancora in un letto di ospedale dove è stato curato perché gravemente disidratato e allo stremo delle forze: ha rischiato lui stesso di morire, se una motovedetta della Marina maltese non avesse avvistato il gommone e predisposto il trasporto d’urgenza in elicottero nell’ospedale della Valletta.

Dopo la sua intervista riportata dal Times of Malta ha scoperto di essere l’unico sopravvissuto.L’uomo quando è stato trovato dagli uomini della Marina maltese era accasciato, privo di sensi, vicino al corpo esanime dell’ultimo dei suoi compagni. Ha raccontato di aver visto morire sotto i suoi occhi tutti gli altri 13 compagni, tra cui una donna incinta, con cui era a bordo del gommone nel tentativo di attraversare il Mediterraneo centrale e raggiungere le coste europee. “Non avevamo cibo. No acqua. Nessun carburante “, ha spiegato, parlando con l’aiuto di un traduttore. “Dopo che siamo stati 11 giorni in mare, abbiamo iniziato a bere l’acqua di mare”. “Dopo cinque giorni sono morte due persone. Poi ogni giorno a due a due altri compagni sono morti”.

Mohammed è originario dell’Etiopia e ha raccontato di essere stato un politico con il Fronte di liberazione di Oromo, che fa campagne per l’indipendenza della regione di Oromia e per questo motivo è stato messo fuorilegge dal governo. “Se torno in Etiopia, sarò arrestato”, ha spiegato ancora.
Negli ultimi 15 anni ha vissuto in Eritrea e poi in Sudan, che è nel mezzo di una crisi politica che ha portato a proteste di massa e omicidi. Ha viaggiato in Libia dopo che amici tedeschi gli hanno suggerito di unirsi a loro.
Una volta in Libia, ha incontrato un somalo di nome Ismail e un contrabbandiere libico che organizzò il loro imbarco sul gommone per l’Europa. Il passaggio gli è costato 700 dollari: “L’agente ci ha fornito il GPS e ci ha detto ‘vai a Malta’”, ha aggiunto Mohammed.

Il gommone con 15 persone a bordo è partito dalla città Zawiya, sulla costa della Libia a 45 km a ovest di Tripoli il 1 agosto.
Prima è terminato il carburante, poi il cibo e poi l’acqua. Mohammed, in un passaggio della sua testimonianza ha raccontato di aver cercato assieme agli altri suoi compagni di ottenere aiuto da barche ed elicotteri che li avevano avvistati, ma nessuno si è fermato. “Abbiamo visto molte barche. Abbiamo gridato: ‘Aiuto, aiuto!’ Ci sbracciavamo, disperati per farci ascoltare. Ma nulla. Un elicottero è passato e se ne andato”. Mohammed mentre racconta di come i suoi compagni di traversata abbiano perso la vita, uno per uno, chiude gli occhi. “Sono morti nella barca. Faceva molto caldo ed eravamo oramai senza cibo né acqua”. La donna incinta e un altro uomo provenivano dal Ghana, due erano dall’Etiopia e il resto delle persone era originario della Somalia.

Descrivendo a fatica questa situazione disperata Mohammed ha raccontato che i corpi dei compagni morti iniziavano a decomporsi per il caldo. “Ismail ha detto che dovevamo mettere i cadaveri in mare. Ogni giorno prendevamo i corpi e li gettavamo in acqua. I corpi iniziavano a puzzare”. Alla fine Mohammed e Ismail si sono ritrovati soli sulla barca. “Ismail mi ha detto: ‘Tutti sono morti ora. Perché dovremmo vivere?’, e ha gettato il Gps e i telefoni in mare. Ma io ho risposto che non volevo morire”.

Nel finale dell’intervista Mohammed Ada Oga esprime la sua gratitudine per i militari maltesi che gli hanno salvato la vita: “Dio mi ha inviato voi”.

Questo articolo nasce come post su Facebook (17 agosto), ed è stato ripreso poi da “AlgaNews” il 19 agosto col titolo “Ciò che sta accadendo in Italiaè una nuova rappresentazione del fascismo, Vogliamo svegliarci?”

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