STORICA E MILITANTE, CON DOLCEZZA

Giunge oggi (8 dicembre 2019) la notizia della improvvisa scomparsa di Anna Bravo. E me ne dolgo molto.

Nata nel 1938 a Torino, Anna Bravo è stata una storica di grande originalità, una studiosa che ha dato sempre una curvatura militante ai suoi lavori, attenti alla questione femminile, alla dimensione sociale, e ad alcune tematiche di grande respiro, dalla guerra alla lotta partigiana.

Aveva militato nelle file del PCI, prima, e dopo una esperienza con ambienti alternativi milanesi, legati alla rivista Mondo Beat  a sua volta connessa ai gruppi dei cosiddetti “Provos”, in Olanda, la Bravo era entrata in Lotta Continua. Ma anche in quella organizzazione non aveva perduto il senso della storicità, e soprattutto una dimensione volta più alla comprensione e al dialogo che alla intransigenza, alla rigidezza, allo scontro intestino, quando era proprio questo il mood di quella come di altre sigle della Sinistra “extraparlamentare”. Comunista e femminista, aveva evitato ogni estremizzazione in entrambe queste caratterizzazioni

Non a caso nel corso degli anni aveva acuito il proprio interesse per le forme di resistenza non armata, per la lotta nonviolenta, e per le pratiche di riconciliazione, sottolineando il versante femminile, inteso anche se non soprattutto, come capacità di comprendere, come energia che non si identifica con l’impiego della forza, come costante volontà di auto-interrogarsi.

È stata docente di Storia sociale all’Università di Torino, e si è sempre occupata di Novecento, specialmente italiano. Ha pubblicato, lungo gli anni, numerosi titoli sulla storia dei movimenti politici e sociali, sulla guerra, sul ruolo delle donne, un filone tematico che occupa il cuore delle sue ricerche scientifiche, come del suo impegno di militante. Nel 2018 ricevette il Premio Nazionale Nonviolenza «per i suoi studi sulle donne, sull’impegno sociale da loro profuso, sulla resistenza armata e su quella nonviolenta, che hanno contribuito alla comprensione, progettazione, costruzione ed edificazione di una società solidale, nonviolenta e pacifica».

Ricordiamo i suoi titoli principali: La Repubblica partigiana dell’Alto Monferrato, 1964; Donne e uomini nelle guerre mondiali (a cura) 1991; In guerra senza armi,1995 (con Anna Maria Bruzzone); Donne del ‘900,  1999 (con Lucetta Scaraffia); Storia sociale delle donne, 2001 (con Lucetta Scaraffia); Il fotoromanzo,  2003. La vita offesa, 2004; Sopravvissuti, 2004 (con Liliana Picciotto Fargion); Comune di donna. Sindache in provincia di Bologna, 2004; La prima volta che ho votato, 2006 (con Caterina Caravaggi e Teresa Mattei); A colpi di cuore. Storie del Sessantotto, 2008; Intervista a Primo Levi, ex deportato 2011 (a cura di, con Federico Cereja); La conta dei salvati, 2013; Raccontare per la storia, 2014.

A Torino, negli ambienti politico-culturali, Anna Bravo era una figura nota e stimata universalmente, anche per la dolcezza del temperamento, per la disponibilità all’aiuto a giovani ricercatori, al dialogo con colleghi e colleghe.  Aveva partecipato con grande generosità alla V Edizione di FestivalStoria, accettando che il suo libro “A colpi di cuore. Il Sessantotto”, venisse “processato” da alcune scolaresche delle Scuole superiori.

Ci mancherà.

(Nella foto, di Eloisa d’Orsi, Anna Bravo alla V Edizione di FestivalStoria, firma copie del suo volume “A colpi di cuore”)

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