LE PAROLE DI ERNEST HEMINGWAY VANNO RICORDATE SOPRATTUTTO OGGI, NEL GIORNO DELLA MEMORIA

“Ogni essere umano che ami la libertà deve più ringraziamenti all’Armata Rossa di quanti ne possa pronunciare in tutta la sua vita!”. Le parole di Ernest Hemingway vanno ricordate specialmente oggi, 27 gennaio, quando nell’orgia celebrativa del “Giorno della memoria” si rischia di dimenticare chi spezzò i cancelli di Auschwitz-Birkenau, il più grande campo di sterminio nazista. Specialmente oggi che, sempre più, anche sulla base di una recente, sciagurata risoluzione del Parlamento della Unione Europea si pretende di mettere sullo stesso piano liberatori e oppressori, vittime e carnefici, nazifascismo e comunismo.
Fu l’Armata Rossa a liberare i sopravvissuti alla mostruosa macchina di sterminio industriale messa in atto dal nazismo, sulla base della infame “soluzione finale” del “problema ebraico”, senza dimenticare che quella macchina di morte fu anche destinata alla eliminazione di Sinti e Rom, di disabili, di Testimoni di Geova, di omosessuali, di comunisti…
E fu l’URSS di Stailn – alla cui politica interna non si possono fare sconti, certo: non dimentichiamo le famigerate “purghe” che eliminarono cenitinaia di migliaia di russi, di comunisti, e la stessa gerarchia dell’Armata Rossa, con gravi conseguenze sul piano militare -, fu l’URSS il grande scoglio contro cui, a prezzo di oltre 20 milioni (forse 25) di morti tra i sovietici, si infranse l’onda della furia sterminatrice, imperialista e colonialista del nazismo. Fu grazie, soprattutto, alle forze armate e al sacrificio dei popoli dell’Unione Sovietica, che la svastica fu fermata e non si estese sul Continente.
Giorno della Memoria deve significare anche questa memoria. La memoria che deve mettere di fronte, in modo antitetico, fascismo e comunismo, fascismo e antifascismo, ricordando le responsabilità opposte degli uni e degli altri. La memoria di chi offese l’intera umanità, e non solo il popoo ebraico, prima vittima, con la logica perversa e spietata di Auschwitz, e di chi cerò di salvaguardarla, opponendovisi, colpo su colpo, con la forza delle armi ma anche, prima, durante e dopo, con la forza delle idee.
Essere antifascisti oggi significa ricordare che il fascismo, quale che sia il suo travestimento, va combattuto, oggi come ieri, opponendo le nostre idee alle loro, la ragione alla violenza, ma quando fosse necessario, ricorrendo alle armi, come in Spagna nel ’36, in Italia nel ’43-45. Memoria è ricordo delle vittime, ricordo dei carnefici, e anche ricordo di chi ha dato la vita per combattere gli uni, e liberare le altre.

{Pubblicato su “Alganews”, il 27 gennaio 2020]

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