La difficolta’ e la necessita’ della speranza

“… è sperare che è difficile. Quel che è facile è istintivo è disperare, ed è la grande tentazione”. Così ammoniva lo scrittore cattolico Charles Péguy (morì a 41 anni nel settembre del 1914, proprio all’inizio della prima battaglia della Grande guerra, dove era andato volontario).
Parole che dovremmo sforzarci di ricordare e fare nostre in questi frangenti drammatici della nostra storia. E vincere la “grande tentazione”: il disperarsi, l’abbandonarsi alla disperazione, che in fondo, a ben vedere, ci appaga, in certo senso, ci cava dagli impacci, ci fornisce alibi, ci facilita nella rinuncia alla lotta, quella rinuncia che forse in cuor nostro, segretamente avevamo già scelto.
La disperazione in tal senso è individualistica, sempre; la speranza può essere invece collettivistica, comunitaria, sociale. E può, e deve – per come io la penso, a differenza di Péguy che associava la speranza alla fede – implicare l’azione, la lotta, all’opposto della disperazione che invece implica la rinuncia e l’inazione.
E una delle cose da fare oggi è non perdere la lucidità, non farsi obnubilare dall’emozione, combattere per rimanere svegli anche nel buio di questa lunga notte, e nel prendere buona nota dei fatti e delle parole e dei nomi. Domani, quando tutto questo sarà alle nostre spalle dovremo riprendere la lotta e presentare il conto a tutti coloro – singoli e gruppi – che si sono assunti responsabilità gravissime, dovremo far pagare loro le incompetenze e le prevaricazioni, la disonestà e l’inganno dei popoli, il privilegiare l’interesse di pochi rispetto all’interesse generale, la stolida apologetica del “privato” a scapito del pubblico.
Anche per questo conviene resistere e lottare, anche per questo dobbiamo coltivare la speranza di farcela: per presentare domani il conto a lor signori. Resistiamo e speriamo, dunque, oggi; non cediamo alla tentazione facile del disperarsi.
All’immagine (un’opera di Muzi del 1973, proprietà della Fondazione Longo) oltre all’ovvio significato politico di liberazione degli oppressi, sotto le bandiere del socialismo, oggi possiamo anche attribuire il senso della liberazione dal morbo che ci sta mettendo a così dura prova. Una doppia speranza che coltivo e voglio condividere con i miei amici e “seguaci”.

(Nato come post sul mio profilo Facebook, il 15 marzo 2020, è stato poi pubblicato su “AlgaNews”, il 16 marzo)

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