NEPPURE I MORTI

“…neppure i morti saranno al sicuro dal nemico, se vince. E questo nemico non ha smesso di vincere”.

Così scriveva uno dei più grandi geni del Novecento, Walter Benjamin. Era il 1940, ed erano quelle le sue ultime pagine, vergate in condizioni spesso di fortuna, poco prima di morire, probabilmente suicida, mentre cercava di sottrarsi alla cattura da parte dei nazisti, che avevano occupato la Francia dove si era rifugiato dalla sua patria divenuta hitleriana. Erano tempi di ferro e di fuoco, tempi di orrore, certamente. Ma le parole di Benjamin interpretavano una situazione di dominio, e dunque di dominati, che perdura, perché quel nemico, cambiate vesti, non ha smesso di vincere.

Questo passaggio tratto dalle Tesi sul concetto di storia (pubblicate due anni dopo la morte di Benjamin, negli Stati Uniti) mi è venuto alla mente, guardando la scena accaduta nella chiesa parrocchiale di Gallignano, una frazione di un borgo, Songino, nel Cremonese, dove un prete celebrava messa in memoria di una vittima del Coronavirus. C’erano 6 parenti del defunto. Più il sacerdote e i suoi collaboratori, chierichetti, assistenti e così via. Totale 13 persone, in uno spazio di 300 metri quadrati. Tutte distanziate e provviste di mascherine d’ordinanza. Arriva una pattuglia dei Carabinieri che cercano di interrompere la cerimonia, che viola uno dei tanti decreti, si spingono fino a salire sull’altare, e con modi a dir poco bruschi, contestano la multa al prete che resiste. Una scena quasi grottesca, se non ci fosse un morto, e i suoi familiari, sgomenti.

La Curia diocesana, e il sindaco, prendono prontamente le distanze da quel prete “sovversivo”, che ha osato celebrare un funerale, contravvenendo la normativa. Il principio di legalità va rispettato, insieme al principio di autorità. Ma legalità vuol sempre dire legittimità? E autorità si identifica con ragione?

“Voi vincerete, ma non convincerete”, disse Miguel de Unamuno alla banda di militi fascisti guidati da Millán Astray (il peggiore dei complici di Francisco Franco), quando interruppero la cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico a Salamanca, il 12 ottobre 1936, gridando  “Viva la muerte!”.  Unamuno pallido e tremante, ma inflessibile, proseguì: “Voi vincerete, perché avete la forza. Ma non avete la ragione”.  A quel punto a stento viene sottratto al linciaggio. Morrà non molto tempo dopo, letteralmente di crepacuore.  La forza aveva trionfato. E anche da morto fu oltraggiato, destituito da ogni carica (era rettore della più antica università spagnola, Salamanca, appunto, e consigliere comunale, eccetera), e la sua memoria fu cancellata nel Paese sotto la dittatura franchista. Neanche i morti sono al sicuro dal nemico quando vince.  

Il nemico oggi è diverso. Certo. Non porta elmi, né stivaloni, non marcia a passo dell’oca, non fa il saluto romano, se non in qualche frangia fastidiosa, di cui dobbiamo preoccuparci, certo, ma non più di tanto. Dovremmo invece essere assai preoccupati per gli svolgimenti della situazione sanitaria in Italia (ma vale per larga parte dei Paesi toccati dalla pandemia del Coronavirus), ma altrettanto, se non ancor di più, della situazione politica, sociale, economica, antropologica. Il nemico è sempre lo stesso, quello che non smette di vincere, e di schiacciare, magari con scarpe di vernice a punta (ricordate il video famoso di Urbano Cairo?), una popolazione tenuta in scacco dalla paura di una malattia che può essere mortale. Il nemico è quello che pratica la lotta di classe dall’alto, come aveva ben intuito e ricostruito in uno degli ultimi suoi libri il mai abbastanza compianto Domenico Losurdo. Quel nemico che appunto approfitta oggi della situazione pandemica per mostrare la propria concezione dello Stato: non espressione massima della democrazia sul piano istituzionale, bensì mezzo di oppressione del popolo, secondo la nota formula di Giovanni Battista Botero: “Stato è dominio fermo sui popoli”. Ma eravamo nel 1589, due secoli prima dell’avvento dell’età dei diritti. Oggi, parrebbe, siamo in epoca di post-democrazia, che ormai non è più neppure quella sostanza non democratica sotto apparenze formali di democrazia.

Oggi siamo oltre tutto questo. Oggi non ci si preoccupa più delle forme men che meno delle apparenze. Oggi, un presidente del Consiglio non eletto, scelto non si sa esattamente da chi, né si sa bene perché, dopo aver guidato per un anno e mezzo un esecutivo di “centrodestra”, sodale del peggior rappresentante della destra più becera, connivente di tutte le infamie da costui poste in essere, passa, impunemente, a guidare  un esecutivo di vagamente di “centrosinistra”, alleandosi con il partito che era stato fino al giorno prima all’opposizione, con reciprochi scambi di contumelie. Dell’altro partito, rimasto al suo posto, il partito di Grillo e Casaleggio, c’è poco da commentare, esempio di cialtroneria (fatti salvi alcuni, naturalmente), a dir poco, e opportunismo politico: “mai con la Lega!”, ed ecco il governo “gialloverde”. Poi: “mai con il PD!” Ed ecco il governo “giallorosso”. C’è altro da aggiungere? E intanto il miracolato avvocato professore Giuseppe Conte, arricchisce con la sua stessa indefettibile presenza a Palazzo Chigi, il campionario del trasformismo italico. Con una nota in più: la sua strisciante presa di potere, abnorme, scavalcando i ministri di cui lui altro non è che un coordinatore, stando alla Costituzione, e abusando di una forma costituzionalmente assai dubbia quali di Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, gli ormai famigerati DPCM, da cui siamo stati inondati e sommersi in tempi di Coronavirus.  Decreti già di per sé formulati in modo rozzo e confuso, implementati, in maniera spesso contraddittoria, da altri Decreti dei presidenti delle Giunte regionali, e da ordinanze dei sindaci a loro volta perlopiù in contrasto con questi ultimi. Altrettanti esercizi di forza, più che di diritto; altrettante prove di autorità prive spesso di legittimità, a cui si obbedisce nel clima di terrore che si è creato.

E mentre si aggredisce un prete che saluta un morto, centinaia di carabinieri, finanzieri, agenti di polizia, multano a casaccio persone, approfittando delle maglie larghe dei decreti governativi, ripeto di dubbia costituzionalità. Un figlio che sta andando a salutare il padre in punto di morte, una signora che va a fare esami clinici in un ospedale, un rider che consegna una pizza, un ragazzo che passeggia col suo cane in un bosco a una distanza calcolata di oltre 200 metri dall’abitazione, una coppia che prende una boccata d’aria su di una panchina a pochi metri dal portone di casa, un “basso” napoletano umido e senza sole. Tutti colpevoli di attentare alla pubblica salute. Ma le fabbriche possono riaprire. E multare un imprenditore sarebbe comunque cosa complicatissima sul piano pratico e istituzionale.

Ultima perla di questo governo: una circolare del Signor Nessuno di turno, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Riccardo Fraccaro (M5S), vieta all’ANPI di partecipare alle cerimonie per il XXV Aprile, consentendo la presenza del solo prefetto e questore. Nessuno era mai arrivato a tanto, neppure in pieno scelbismo. La presidenza dell’Associazione, fortunatamente, ha subito emesso un comunicato non solo di protesta, ma di annuncio che i suoi rappresentanti saranno presenti, anche nella forma consentita dalle norme tuttora purtroppo vigenti, ossia uno per ogni località.

Un sodale di Benjamin, marxista in odore di “eresia”, Karl Korsch, scrisse nella sua mirabile biografia di Marx (pubblicata nel 1938, che Benjamin lesse addirittura in manoscritto datogli dall’autore): «“Stati di emergenza” e “stati d’eccezione” sono divenuti la regola, guerre e guerre civili sono divenute la normale forma di esistenza del presente modo di vita».   

Forse è ora di riaprire gli occhi, e guardare alla situazione in atto, con la massima attenzione. Il virus potrebbe uccidere oltre che i nostri corpi anche le nostre anime, se continuiamo ad accettare tutto senza fiatare.

(Articolo pubblicato su “La rivincita di Chourmo”, il 23 aprile 2020)

I due successivi Governi Conte (immagini dal web)

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