Quale autorità? Quale autorevolezza? In merito a un nuovo attacco all’ANPI

Il tiro al piccione sull’ANPI l’ha avviato, a mia conoscenza, pochi giorni or sono, Paolo Flores su “MicroMega”, con un editoriale vergognoso, sul quale ho già espresso il mio disappunto, di antico collaboratore della testata, che ho ovviamente abbandonato al suo triste destino. Flores ritiene di possedere l’autorevolezza per infangare l’Associazione Partigiani, autentico baluardo della democrazia in questo Paese malandatissimo.
Ora arriva trafelato Massimo Gramellini, che diversamente dal direttore di MicroMega, non ambisce all’autorevolezza, ma si accontenta dell’ “autorità” che ritiene gli giunga dall’essere diventato grazie a Fabio Fazio, un personaggio televisivo e soprattutto di scrivere sul principale quotidiano italiano. L’articolo di Flores era apparso subito un atto imperdonabile, per la sua debolezza intrinseca sul piano logico-argomentativo, e per la volgarità con cui l’autore si esprimeva.
L’intervento di Gramellini sul “Corriere” odierno (12 aprile) riesce a spingersi molto oltre. I due pezzi, quello breve di costui, quello lungo di Flores, sono accomunati da quel “Fattore P” (come Putin) che Gramellini ha voluto mettere come titolo al suo corsivo.  In effetti l’odio per Putin, è il collante e l’anello di congiunzione fra i due fratelli di penna, che in fondo sono accomunati da un altro dato, l’anticomunismo, che nello strabismo che sta dilagando come la cecità del romanzo di Saramago, porta a sovrapporre Putin a Stalin e Lenin, a confondere la Federazione Russa di oggi, con l’Unione Sovietica di ieri, il socialismo con il “putinismo”, se è lecito usare questo termine, solo a fini di semplificazione. E nel retropensiero, espresso o meno, c’è pure lo zarismo, da un canto (Putin nuovo zar), e il nazifascismo dall’altro (Putin nuovo Hitler). Grande è la confusione sotto il cielo…
E il nesso preteso fra epoche storiche diversissime e personaggi altrettanto diversi è, confessato o meno, la russofobia, che si allarga volentieri a un violento razzismo antislavo. A ben vedere, questi signori sono contro la Russia, in quanto patria della Rivoluzione, contro la Russia perché considerata “asiatica”, non malleabile rispetto ai “valori” dell’Occidente: tanto la Russia degli zar, quanto quella dei bolscevichi del ’17, quanto ancora la Russia di Stalin (che, en passant, sconfisse le orde naziste, con 20-25 milioni di morti fra i russi), e infine la Russia post-sovietica. Forse l’unico che sembrava in fondo accettabile era l’ubriacone Boris Eltsin, che fece una violenta “occidentalizzazione” del suo paese, svendendolo agli euroamericani e avviando un percorso che di fatto ha condotto agli sviluppi odierni, in un modo o nell’altro.
Del resto costoro sono anche accomunati dall’idea che bisogna “decomunistizzare” la Resistenza, forse dimenticando che il PCI fu il partito-guida nell’antifascismo in clandestinità e in esilio, e sottovalutando il contributo, assolutamente determinante, che quel partito diede alla lotta di Liberazione e poi alla elaborazione della Carta Costituzionale, e alla fondazione della Repubblica. Di quella Carta, e della stessa Repubblica è custode, a mio avviso, proprio l’ANPI. Lo è di fatto, e lo è assai più della Corte Costituzionale e anche del capo dello Stato, due autorità troppo sovente corrive ai governi e alle maggioranze politiche (o “tecniche”) che li sorreggono. L’Associazione Nazionale Partigiani ha molti limiti, certo, e sta affrontando negli ultimi anni, un difficoltoso passaggio generazionale, ed è costretta a barcamenarsi fra componenti diverse, non sempre felicemente conviventi, ma sta comunque irrobustendo il suo ruolo appunto di “custode della Costituzione” e “presidio di antifascismo”. In quanto tale, pur sapendo che in essa vi sono divisioni e oscillazioni, l’ANPI, per quanto mi riguarda, deve essere considerata una istituzione, ossia assai più di un’associazione. Una istituzione fondamentale della nostra triste Italia.
E ora, appunto dopo l’affondo di Flores, che per odio a Putin (e al papa Francesco, aggiungo), ha sciorinato un campionario di ingiurie sull’ANPI e la sua dirigenza nazionale, sopraggiunge il Gramellini di turno, che nel suo ruolo di sedicente battitore libero, si permette di insultare chi gli pare e quanto gli pare. Si sente peraltro spalleggiato da sodali convinti come lui di essere non solo nel giusto e nel vero, ma di essere onnipotenti, ossia di avere diritto e forza di violentare la storia, la verità, la giustizia (l’elenco è lungo: Riotta, Rampini, Sofri, Giannini, Molinari e moltissimi altri).
Quello che ha scritto oggi il signor Gramellini potrà essere ricordato, in futuro, come una delle manifestazioni più volgari di un senso comune che, digiuno di conoscenza storica e di coscienza civica, mette in calderone russofobia, filoamericanismo, anti-antifascismo, e una larga messe di semplici, pesanti offese. Forse bisogna prendere sul serio la mia proposta: boicottare la “sacra triade” del pensiero unico, “Corriere della Sera”, “la Repubblica”, “La Stampa”. E resistere, resistere, resistere, come sulla linea del Piave a questo tsunami, organizzando una guerriglia come quella dei partigiani, ma non con i mitra Sten e le bombe a mano, bensì con un continuo, instancabile controcanto a questi avvelenatori della ragione.

In calce ripubblico l’articoletto di Gramellini (la rubrica “Il caffè”, sul “Corriere della Sera”, 12 aprile 2022).
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Il fattore P

Nel sacro nome della Resistenza, all’Anpi si è finito per perdonare di tutto. Non solo che i pochi partigiani ancora vivi non vi avessero più da tempo alcun ruolo, ma che l’associazione fosse sempre in prima linea quando si trattava di manifestare contro gli americani. I quali saranno pure il male assoluto, ma combatterono accanto alle brigate partigiane e le rifornirono di armi nella lotta all’invasore nazista. All’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia è stata perdonata anche la neutralità pelosa nella guerra in corso e persino certi arrampicamenti sui muri per distinguere la Resistenza buona da quella cattiva del popolo ucraino. Ma il manifesto del prossimo 25 aprile è imperdonabile e lascia intendere che il problema dell’Anpi sta diventando la sua P.

Anzitutto nessun cenno all’invasore Putin, che se non è un fascista, di certo gli assomiglia. Poi una citazione monca dell’articolo 11 della Costituzione, «l’Italia ripudia la guerra», dimenticandosi di aggiungere «come strumento di offesa» e arrivando così all’assurdo di ripudiare anche quella di Liberazione. Ultimo tocco d’artista, la gaffe delle bandiere alle finestre: simil-italiane ma in realtà ungheresi, omaggio inconscio a un altro politico di estrema destra, Orban, amico caro dell’aggressore russo. Alla fine, l’unica cosa azzeccata del manifesto resta la sigla Anpi, purché la si declini in modo più veritiero: Associazione Nazionale Putiniani d’Italia.
 

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